L’essere umano elabora le situazioni esterne in modelli interni: la percezione visiva, la comprensione del discorso, la rappresentazione della conoscenza e il ragionamento sono tutti interpretabili in un’ottica di modello mentale.
Ognuno di noi nasce con modelli di riferimento primitivi già cablati nella mente: alcuni sono universali, altri specifici di ciascun individuo. Le connessioni tra i vari modelli di riferimento costruiscono nel tempo le cosiddette mappe mentali, reti nelle quali la nostra mente ricerca punti di riferimento per strutturare le esperienze.
La rete può diventare un appoggio oppure avvolgerci in una spirale senza via d’uscita. Nel caso in cui, ad esempio, non dovessimo più riconoscerci nello stesso modello mentale e non avessimo la forza o il coraggio di cambiarlo (cosa che, peraltro, capita decisamente spesso), la mente si troverebbe avvolta da una rete che non identifica più come propria rischiando così di “soffocare” tra maglie sempre più rigide.
Contemporaneamente, il corpo andrebbe incontro ad un progressivo irrigidimento che avrebbe come risultato finale un arresto del pensiero e del comportamento e queste contraddizioni tra mente e corpo spesso finiscono per generare malattia.
Ogni riga di software che è scritta dentro di noi è esprimibile tramite un modello di riferimento. Per riscrivere tali modelli esistono strumenti particolarmente efficaci; l’idea di base è quella di ristrutturare il significato di qualsiasi avvenimento: il modo interno e profondo con cui una persona percepisce un evento va rivoluzionato per cambiare il significato legato a quell’evento.
Durante le terapie, la tecnica di ristrutturazione delle mappe mentali viene utilizzata spesso: così facendo, si cerca di mostrare al paziente una situazione negativa da un diverso punto di vista, in modo tale che egli possa, in un certo senso, “riscrivere” la nuova esperienza sopra gli avvenimenti negativi passati.
Questi sono i Principi di Educazione Mentale e questa è una rivoluzione, sia nel campo della cura, sia in quello della prevenzione: un’educazione alla salute mentale da una parte e la predisposizione alla longevità dall’altra, fino al raggiungimento di una semi-immortalità.
Uno dei sistemi più efficaci a nostra disposizione per mantenerci sani e farci vivere a lungo è allenare la mente. Sembrerà una banalità ma noi siamo ciò che pensiamo, sia a livello fisico sia a livello psichico. Un dolore fisico agisce in qualche modo sul pensiero e sul comportamento.
Secondo il nostro approccio, è possibile dividere la mente di ciascuno di noi in tre moduli distinti: il primo – logico – si basa fondamentalmente su criteri di ragionamento analitico (compiti di calcolo, astrazione, e orientamento spaziale sono solo alcuni dei tratti caratteristici di tale modulo).
La parte della nostra mente che presiede al ragionamento associativo è quella che noi chiamiamo “mente analogica”, che fa appunto dell’analogia il suo strumento di analisi principale. Nelle analogie sono presenti tre punti indispensabili, o costruzioni tipiche: le somiglianze fra elementi, la ricerca immediata di parallelismi tra strutture e la presenza di obiettivi che orientano il pensiero. L’analogia implica una sorta di “salto” da una fonte nota a un obiettivo ignoto.
La terza componente di cui tenere conto è quella realizzativa. Questo modulo mentale è basato fondamentalmente su criteri di ragionamento di tipo operativo. Per questa mente la realizzazione di un compito e la progettualità sono criteri fondamentali. Più una persona è in grado di essere realizzativa e più sarà in grado di svolgere compiti di comando e responsabilità operativa.
La psiconeurofisiologia è la scienza che studia come la mente influenza il sistema nervoso e la fisiologia umana nel suo complesso - sia in senso positivo, sia in senso negativo. Se, ad esempio, siamo abituati a mentire a noi stessi, si viene a creare un conflitto decisionale tra ciò che vogliamo e ciò che reputiamo realmente giusto. Viceversa, una mente diretta, pulita, oggettiva, favorisce la salute nel corpo e l’efficienza psicofisica nel tempo.
I pensieri possiamo esprimerli verbalmente - tramite il linguaggio - o simbolicamente - attraverso le emozioni. Ormai siamo convinti che all’interno della nostra mente ci siano un numero di chiavi in grado di condizionare, nel bene e nel male, la chimica dei processi fisiologici.
Il quadro che emerge dalla fisiologia, dalla psicologia e dallo studio integrato di queste discipline è piuttosto chiaro ed ogni recente scoperta lo conferma: siamo “gli autori” di noi stessi ed è quindi nostra responsabilità primaria imparare a riconoscere segnali di efficienza e di malfunzionamento nel corpo e nella mente.
Sappiamo che ogni pensiero, emozione, esperienza ha il suo prezzo da pagare: economia energetica e buon senso indicano chiaramente che la sopravvivenza di qualsiasi sistema è possibile solo con un “saldo attivo”.
Rallentare i ritmi psichici e fisici non vuol dire semplicemente modificarli nella velocità, bensì gestirli tout court, avere pieno potere su di essi. La qualità della vita dipende dalla capacità con cui si assapora ogni singolo evento, ogni sensazione, ogni immagine, per poterla meglio fissare con tutti i nostri sensi.
Gestire fin da oggi il ritmo della nostra vita è il primo e fondamentale passo per essere pronti un domani a gestire un’aspettativa di vita significativamente più lunga dell’attuale: se la crescita tecnologico-scientifica si manterrà esponenziale, la nostra prossima sfida sarà quella di ristrutturare le categorie psico-corporee in vista della semi-immortalità.
Solo un mutamento di atteggiamento nel quotidiano permette di risolvere il problema alla base, in maniera efficace e definitiva. Questo implica la definizione delle proprie priorità, l’identificazione dei propri bisogni essenziali, la mobilitazione della volontà del proprio pensiero, e non ultimo il rispetto della sensibilità del corpo nei suoi ritmi autoreferenziali.
Le cause della malattia sono da ricercarsi nello stato soggettivo e “segreto” della mente, nell’area emotiva, affettiva e sessuale di ognuno di noi. È tuttavia difficile trovare la causa “prima”, poiché essa risiede comunque nella storia, nelle esperienze, nei comportamenti caratteristici dell’individuo.
Se riusciremo a comprendere l’origine della malattia, allora capiremo anche come sia possibile lavorare per evitarne le cause: questa è per me la nuova prevenzione. Consapevolezza, disciplina e volontà, abbinate a periodici test fisiologici di verifica, potranno indicarci la via corretta per raggiungere un robusto equilibrio psicofisico.
Una mente forte può contrastare un corpo debole e dobbiamo evitare gli errori di una mente non disciplinata, non rispettosa e superficiale, omologata e non curiosa che nel tempo distruggerà la naturale armonia dell’organismo con effetti catastrofici sull’intero sistema.
La nuova prevenzione risiede proprio nella prospettiva di un cervello nuovo e di un nuovo modo di pensare e di rivolgersi a se stessi; l’imperativo “non avere paura” potrebbe essere un buon punto di partenza nel cammino verso la semi-immortalità.
Se ci aspettiamo di vivere a lungo, la forza di volontà e l’equilibrio mente-corpo dovranno andare di pari passo. Lo scopo è far crescere questa forza dentro di noi per allargare l’universo percettivo. Per fare ciò occorre accorgersi che nel preciso momento in cui percepiamo questa volontà, essa automaticamente “cresce” nel proprio riconoscersi.
Quando si fa esperienza del “baratro” ci sono solo due strade possibili da percorrere: trovare questa forza interiore - una forza senza età, un potente strumento di difesa verso se stessi e i propri demoni interiori – o “morire”, arrendersi al peso del dolore.
L’esperienza della volontà costituisce la base e l’incentivo stesso all’azione: affrontare un evento, soprattutto se doloroso, è difficile, ma alla fine è gratificante. Essere consapevoli dell’unità tra Io e volontà dà - quasi automaticamente - la forza per il cambiamento, fino alla modifica radicale del nostro mondo interiore. Ci si sente coscienti di potere scegliere i rapporti per poter operare i cambiamenti nella personalità; si acquisisce, infine, quella consapevolezza che accresce la sicurezza, la solarità e l’integrità.
Antonella Canonico si laurea in Psicologia con pieni voti (10/10) presso l’Università Statale di Lubiana, con una tesi in tanatologia: Morire senza paura, la morte nella nostra civiltà: due proposte per affrontarla.
Ha seguito corsi di specializzazione e perfezionamento presso prestigiose istituzioni in Italia e all’estero – tra essi, corso di specializzazione presso l’Ospedale San Raffaele di Milano in Psicologia dei Processi Cognitivi; Master PNL International, Master National Guild of Ipnotista e Analgesy Practitioner conseguiti presso il centro ISI-CNV di Nizza; Master in Psicoterapia Breve Strategica presso il Centro di Terapia Strategica di Milano.
Dal 1979 partecipa alle ricerche degli iLabs, presso cui è responsabile, dal 1989, della Sezione Psicologia.
In qualità di psicologa clinica, insegna dal 1990 meditazione e visualizzazione attiva applicando la stessa in ambito clinico (depressione, ansia, paura, problemi della personalità, accettazione della propria malattia, gestione del parto, superamento della paura della morte).
Nel 2002 fonda il Centro BUDDHAMAM, nato per la gestione dello stress sia a livello patologico, sia a livello preventivo. Nel libro Body Visions di Francesco Morace (Future Concept Lab, 2005) il centro è stato inserito tra le sei tendenze più innovative al mondo nel campo del benessere e della bellezza.
Nel 2007 è coautrice insieme a Gabriele Rossi del volume Semi-Immortalità. Il prolungamento indefinito della vita.
Copyright iLabs srl - 2010 - All rights reserved - P. IVA: 09813790152